
“La mesòn de Grasia Deleddà ? Set isì, venez avec muà”.
Parla francese Celestino Massidda, si affanna a dare indicazioni precise. Quando vede uno sconosciuto che si aggira nel suo quartiere, pensa subito che sia un turista d’oltralpe. E gli parla nella sua lingua. Perché lui in Francia c’è stato per diversi anni quando era giovane e faceva il piastrellista a Lione.
Fa anche una specie di piroetta, a mo’ di saluto, poi si inchina e si presenta: Selestin.
Però quasi sempre quelli gli rispondono in sardo. Qualche volta in italiano.
Celestino se ne va via deluso, scuotendo la testa e brontolando cose incomprensibili. “Arrangiatevi” è l’unica cosa che si capisce.
Allora, per sconfiggere la tristezza, torna a casa e si mette a preparare i bocconcini di mollica. Dentro ci nasconde le monete da un centesimo. Ne prepara un bel po’, li sistema dentro un sacchetto di plastica e poi torna in strada a distribuirli ai piccioni. Quelli, affamati come sono, divorano tutto.
Celestino Massidda spera che qualcuno veda i piccioni cagare soldi. Spera che qualcuno si illuda sul senso della vita.