
Questo fatto è accaduto la mattina del 23 di Settembre, il giorno dell’equinozio. Non credo che c’entri nulla con la diminuzione delle ore di luce, ma non posso dirlo con assoluta certezza.
Giambasilio Murrone, dopo aver indossato le scarpe nuove, disse: “Le devo provare”.
“Dovrai fare una passeggiata” propose una voce.
“E’ quel che farò”.
In casa non c’era nessuno, dal momento che Giambasilio abitava da solo, e per un po’ si chiese da dove potesse arrivare quella voce che gli veniva da dentro a suggerirgli le cose. Non trovò una risposta convincente e la sua voce interiore, in quel caso, non lo aiutò.
Uscì verso le undici e tre quarti.
“Sono troppo lucide, faccio la figura del signorino”. Ma una vecchia con un sacchetto pieno di castagne gli passò vicino senza neppure guardarlo.
“Beh, però, per quello che mi sono costate, sono delle ottime scarpe. Fondo in cuoio e pellame di prima qualità. Mi ci devo solo abituare”.
Aveva già fatto trecento metri, con le suole nuove che risuonavano ad ogni passo, e stava per tornare indietro: “Ora vado e scrivo un racconto che lascerà stupefatti tutti i lettori”.
“Non proprio tutti” lo ammonì la voce.
Così pensando svoltò a destra, in Via Pintorserra. Fu lì, vicino alla casa di Pietro Perino, che vide la fila di formiche. Migliaia di piccoli esserini andavano uno dietro l’altro, formando una linea sottile che si perdeva in un punto imprecisato. Giambasilio Murrone, incoraggiato dalla voce, decise di scoprirlo.
Dovette fare altri dieci passi per arrivare in Piazzetta Bonghi.
“E’ un bellissimo formicaio, non ne vedevo uno così da quando ero bambino”.
Si chinò e cominciò a osservare le formiche.
In quel momento arrivò uno sconosciuto. Si avvicinò a Giambasilio e chiese: “Mi sa dire dov’è Piazza Bonghi?”
“Ci sta sopra in questo momento”.
“Ah, che stupido!”
“Già”.
Lo sconosciuto stava per andarsene. Poi, vedendo che Giambasilio scostava un po’ di terra con un rametto, chiese: “Ma che fa, così piegato?”
“Osservo le formiche”.
“ Lei è uno studioso?”
“No”.
“E allora?”
“Allora cosa?”
“Perché le osserva?”
“Perché mi va”.
Lo sconosciuto assunse un’espressione perplessa e arricciò il naso.
“ E cosa ci trova di interessante?”
“Lei lo sa che le formiche coltivano i funghi? E che vanno in ibernazione? E che si orientano col sole? E che trovano la via del ritorno contando i passi? E che…”
“No, non lo sapevo” disse lo sconosciuto, sempre più sorpreso.
“Ecco, adesso che lo sa mi lasci in pace”.
Il tipo, pensando di avere a che fare con un pazzo, se ne andò senza aggiungere altro. Giambasilio pensò a quanto è misera la vita di molti uomini.
Poi, avvicinando l’orecchio al formicaio, cercò di ascoltare il rumore del lavorio incessante delle operaie.
Ma ecco che la voce lo ammonì di nuovo: “Dovresti camminare ancora un po’, domani non puoi andare in ufficio con le scarpe così nuove”.
Stavolta, Giambasilio Murrone non le diede ascolto. Se ne rimase lì per altre due ore. Fece rientro a casa intorno alle quattordici. Nel tragitto contò i passi e, per lunghi tratti, camminò ad occhi chiusi. Prima di infilare la chiave nella serratura del suo portone, si chiese come mai i vivai sono così silenziosi e i mortai fanno invece tutto quel rumore.